domenica 25 ottobre 2015

Gent.mo Direttore,
ho letto spesso sul suo giornale “Il Foglio” e su “Il Giornale” articoli non proprio lusinghieri riguardanti Papa Francesco, e interpretazioni, direi piuttosto fantasiose, per non dire in mala fede, di profezie. Non Le scrivo per difendere l’attuale Papa, ha sicuramente un AVVOCATO di gran lunga superiore a quelli umani. Le scrivo, per ricordare a Lei, ed a qualche cattolico ateo, (forse non avete una grande dimestichezza con i Vangeli Sinottici!), quanto Gesù sia stato:
Incompreso dagli uomini del suo tempo,
Perseguitato dai notabili, dagli studiosi e dai capi del Sinedrio,
Tradito dalle folle che, poco prima, avevano beneficiato dei suoi miracoli e lo avevano osannato! e, perfino, dai suoi amici più cari.
Lungi da me l’idea di paragonare Papa Francesco a Gesù, potrei essere considerata quasi blasfema, ma le circostanze mi sembrano molto simili.
Mi sembra che il Papa non faccia altro che riprendere le parole dei Vangeli attribuite a Gesù. “Ama il prossimo tuo come te stesso”.  Il nostro prossimo sono coloro che soffrono: i poveri, i malati, le persone che commettono crimini e ne portano il peso, coloro che prendono coscienza dei loro errori e cercano con fatica e dolore di non sbagliare ancora. Gesù ha sempre avuto parole di misericordia e tenerezza per loro, e, al più, li esortava a non sbagliare ancora. Ma condannava i superbi, gli arroganti, i ricchi avidi, avari ed egoisti, coloro che rispettavano la legge ma non l’uomo, coloro che si rinchiudevano nella torre d’avorio delle loro certezze senza un briciolo di dubbio, umiltà e umanità.
Quando uomini intelligenti e colti sollevano argomenti così simili a quelli di duemila anni fa: modernismo, attacco alle tradizioni , distruzione della Chiesa ecc. dimenticano che:
la Chiesa siamo Noi Cristiani, e non i templi, costruiti  non per onorare Dio ma solo la propria vanità e dar lustro al proprio potere (Sia chiaro che non mi riferisco a quelle splendide opere d’arte che sono le nostre chiese, ma a quei templi umani ammantati di grandezza ed opulenza che ritengono di essere i fedeli depositari della Parola, dimentichi del fatto che è lo Spirito che ci guida);
la Parola è il seme di sempre nuovi frutti.
Purtroppo con dolore ed amarezza debbo constatare che la zizzania cresce copiosa e cerca di soffocare quel Seme. Per fortuna, lo Spirito illumina e guida coloro che amano i più deboli, i più fragili, i più diseredati ed emarginati: coloro che sono fuori dal recinto.


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