Papa Francesco, il Suo “Buonasera” è stato una ventata di aria
fresca, semplicità e familiarità, in assonanza perfetta con la scelta del Suo
nome “Francesco”. Subito sono tornate
alla mente le parole di Papa Giovanni XXIII
“..questa sera quando tornate a casa fate una carezza ai vostri bimbi..”
e il sorriso di Papa Giovanni Paolo I e
il Suo “ Dio-Madre”. Il Santo Natale,
iniziato con l’Avvento, mi fa sperare in una
Ri-nascita e Resurrezione della Chiesa nella Parola di Gesù Cristo.
Nei mesi trascorsi, nel dialogo tra Lei, Papa Francesco, ed
Eugenio Scalfari, si è fatto riferimento all’importanza di seguire la propria
coscienza.
Lei, Santo Padre,
scriveva: “La questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria
coscienza. Il peccato, anche per chi non ha fede, c’è quando si va contro
coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa
significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o
come male.”
Queste parole usate in un dialogo con persone di religione
diversa, ma i cui valori fondamentali rispetto, tolleranza, compassione,
misericordia, sono complessivamente gli stessi, o con persone di provenienza
laica, ma con una formazione etica i cui valori sono, ancora, tolleranza,
rispetto della diversità, umanità etc., come
Eugenio Scalfari, danno una percezione di ciò che è bene e ciò che è
male sostanzialmente non molto dissimile.
Ma qual è la percezione del bene e del male secondo la
coscienza di ciascuno?
Stalin, Hitler, Franco, Mussolini, Pinochet etc. sapevano
discernere ciò che è bene e ciò che è male? Agivano secondo la “loro” coscienza e non
credo che la sera avessero alcun tipo di rimorso.
L’etimologia di coscienza è, come Lei ben sa, : cum scire, scire = conoscere sapere.
Ciò che chiamiamo coscienza è formata:
Dal DNA che i genitori trasmettono nel momento del
concepimento;
Dalle emozioni e gli stati d’animo che la mamma trasmette, giorno dopo giorno,
al feto;
Dai sentimenti, gli atteggiamenti, le emozioni, le abitudini (alimentari,
culturali e sociali), i gesti, i linguaggi, oltre che la lingua, dei genitori e
familiari che si imprimono sul cervello del bambino (una “tabula”, quasi, “rasa”).
E’ quindi
nell’ambiente nel quale si muovono i primi passi, che si forma la prima
coscienza di ciò che è Bene e di ciò che è Male nel mondo circostante. Dopo il
primo, incerto cammino in questo mondo familiare, si entra, gradatamente, in
contatto con la cultura, in senso lato, del microcosmo sociale nel quale si
abita: il quartiere.
Durante l’infanzia, la fanciullezza e l’adolescenza si apprendono e si fanno propri
nuovi atteggiamenti, nuove abitudini, nuovi linguaggi, valori sociali talvolta
in contrasto con l’ambiente familiare dal quale si proviene.
La coscienza è quindi il risultato di ciò che si apprende nel
corso della vita.
Se si è avuta la fortuna di vivere in un ambiente familiare e
sociale che ha trasmesso valori come: rispetto dell’altro, lealtà, onestà, si agirà
secondo coscienza quando questi valori verranno utilizzati come parametri per
le proprie scelte.
Se è avuta la sorte di vivere in un quartiere suburbano dove si
sono appresi valori come prepotenza, legge del più forte o del più svelto,
sopraffare o uccidere qualcuno per difendere il proprio territorio o i propri diritti,
non lo si percepirà come male,
Se uno è vissuto in un ambiente nel quale, da quando è nato, ha
sentito ripetere che i neri sono delinquenti, che rubano il lavoro, che
violentano le donne, la sua coscienza non percepirà come un male picchiarlo.
Se per decenni qualcuno ha sentito dire che la donna che tradisce
il coniuge deve avere una A cucita sul vestito ed esposta al pubblico ludibrio
lo farà agendo secondo coscienza. Non c’è lì Gesù che dice “Chi è senza peccato
scagli la prima pietra…”.
Allora io non direi che l’Uomo deve agire secondo la sua
percezione del bene e del male. Direi che ciascuno di noi deve agire nei
riguardi dell’altro come vorrebbe che egli/ella agisse nei nostri (Ama il
prossimo tuo come te stesso). Di fare le nostre scelte (non secondo la nostra coscienza
perché essa è, come ho cercato di spiegare, relativa, in quanto legata al
cammino familiare, sociale, culturale, religioso e filosofico che ciascuno di
noi ha percorso) tenendo presenti valori umani e sociali condivisi quali:
compassione, misericordia, tolleranza, rispetto. Sono questi i valori da usare
quando dobbiamo valutare cosa è bene e cosa è male; tutte le religioni, dal
Buddismo al Taoismo, dalle monoteiste quali Ebraismo, Cristianesimo e Islam a
quella degli Innuhit etc. , e i grandi pensatori atei li riconoscono
peculiari all’essere umano.
Parlare di agire
secondo la propria coscienza potrebbe creare, lo ripeto, ambiguità:
Incontriamo, quotidianamente (!), persone egoiste, narcisiste
e servili che sono convinte di agire bene, secondo coscienza, quando difendono
i loro idoli o i loro interessi .Come non ricordare l’intervista ad uno di quei
“maghi” della finanza che, dopo aver ridotto sul lastrico migliaia di famiglie
in America e non solo, dichiarava, senza alcun rimorso “business is business”
Abbiamo assistito ad atti di terrorismo compiuti da uomini
che erano andati in chiesa prima di accendere una miccia che avrebbe tolto la
vita a delle persone;
Abbiamo assistito alla morte di persone che, carichi di
tritolo, seguendo la loro coscienza, sono morte uccidendo persone inermi;
Abbiamo visto eliminare milioni di persone da soldati che
facevano il loro dovere e ritenevano di agire bene eseguendo gli ordini
ricevuti: Hiroshima, Nagasaki, i lager, Tienhammen.
Non possiamo dimenticare le migliaia di persone condannate al
rogo durante “la Santa Inquisizione” da prelati che giudicavano secondo
coscienza.
Quel Mistero d’Amore chiamato Dio, per noi cristiani, si è
manifestato e rivelato compiutamente in
Gesù, il Quale ci ha testimoniato l’infinita fiducia nell’amore e nella
misericordia del Padre anche nel momento estremo della sua sofferenza. Noi non
sappiamo come Egli, che conosce i più profondi segreti del nostro cuore ci
giudicherà, ma sappiamo che è sempre pronto ad accoglierci con un abbraccio
quando, dopo aver riconosciuto i nostri errori, ci pentiamo. Sono altrettanto
certa, come Cristiana, che giudicherà tutti gli uomini col metro dell’amore
dato. Il peccato forse non è nel non agire secondo coscienza ma nell’agire
senza rispetto ed amore per l’altro da me chiunque egli sia, qualunque lingua
parli, perché “….quando avrete fatto
questo a qualcuno di questi piccoli l’avrete fatto a me…”.
Se pensatori laici di tutte le razze e uomini di fede e
religioni diverse, con umiltà e spirito di servizio aprono un Dialogo, senza la
paura di perdere la propria identità culturale, e insieme percorrono questa Via,
in cerca di quella Verità che, non
posseduta da alcuno in assoluto, si nasconde in quel grande mistero che è la
Vita su questo piccolo insignificante pianeta a noi così caro , forse noi tutti, Cristiani e non, riusciremo ad avere
una coscienza comune di ciò che è bene e ciò che è male. Forse attraverso il
Dialogo riusciremo a com-prendere che siamo tutti fratelli, ospiti temporanei
di una stessa casa, fruitori delle stesse risorse, in viaggio
verso una comune, insostituibile
meta .
La ringrazio per la
pazienza e l’attenzione che mi ha dato e Le auguro un Santo e Sereno Natale