lunedì 18 novembre 2013

Papa Francesco, il Suo “Buonasera” è stato una ventata di aria fresca, semplicità e familiarità, in assonanza perfetta con la scelta del Suo nome “Francesco”.  Subito sono tornate alla mente le parole di Papa Giovanni XXIII  “..questa sera quando tornate a casa fate una carezza ai vostri bimbi..”  e il sorriso di Papa Giovanni Paolo I e il Suo “ Dio-Madre”.   Il Santo Natale, iniziato con l’Avvento, mi fa sperare in una  Ri-nascita e Resurrezione della Chiesa nella Parola di Gesù Cristo.
Nei mesi trascorsi, nel dialogo tra Lei, Papa Francesco, ed Eugenio Scalfari, si è fatto riferimento all’importanza di seguire la propria coscienza.
 Lei, Santo Padre, scriveva: “La questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha fede, c’è quando si va contro coscienza.  Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male.”
Queste parole usate in un dialogo con persone di religione diversa, ma i cui valori fondamentali rispetto, tolleranza, compassione, misericordia, sono complessivamente gli stessi, o con persone di provenienza laica, ma con una formazione etica i cui valori sono, ancora, tolleranza, rispetto della diversità, umanità etc., come  Eugenio Scalfari, danno una percezione di ciò che è bene e ciò che è male sostanzialmente non molto dissimile.
Ma qual è la percezione del bene e del male secondo la coscienza di ciascuno?
Stalin, Hitler, Franco, Mussolini, Pinochet etc. sapevano discernere ciò che è bene e ciò che è male?  Agivano secondo la “loro” coscienza e non credo che la sera avessero alcun tipo di rimorso.
L’etimologia di coscienza è, come Lei ben sa, :  cum  scire, scire = conoscere sapere.
Ciò che chiamiamo coscienza è formata:
Dal DNA che i genitori trasmettono nel momento del concepimento;
Dalle emozioni e gli stati d’animo che la mamma trasmette, giorno dopo giorno, al feto;
Dai sentimenti, gli atteggiamenti, le emozioni, le abitudini (alimentari, culturali e sociali), i gesti, i linguaggi, oltre che la lingua, dei genitori e familiari che si imprimono sul cervello del bambino (una “tabula”, quasi, “rasa”).
 E’ quindi nell’ambiente nel quale si muovono i primi passi, che si forma la prima coscienza di ciò che è Bene e di ciò che è Male nel mondo circostante. Dopo il primo, incerto cammino in questo mondo familiare, si entra, gradatamente, in contatto con la cultura, in senso lato, del microcosmo sociale nel quale si abita: il quartiere.
Durante l’infanzia, la fanciullezza   e   l’adolescenza si apprendono e si fanno propri nuovi atteggiamenti, nuove abitudini, nuovi linguaggi, valori sociali talvolta in contrasto con l’ambiente familiare dal quale  si  proviene.
La coscienza è quindi il risultato di ciò che si apprende nel corso della vita.
Se si è avuta la fortuna di vivere in un ambiente familiare e sociale che ha trasmesso valori come: rispetto dell’altro, lealtà, onestà, si agirà secondo coscienza quando questi valori verranno utilizzati come parametri per le proprie scelte.
Se è avuta la sorte di vivere in un quartiere suburbano dove si sono appresi valori come prepotenza, legge del più forte o del più svelto, sopraffare o uccidere qualcuno per difendere il proprio territorio o i propri diritti, non lo si percepirà come male,
Se uno è vissuto in un ambiente nel quale, da quando è nato, ha sentito ripetere che i neri sono delinquenti, che rubano il lavoro, che violentano le donne, la sua coscienza non percepirà come un male picchiarlo.
Se per decenni qualcuno ha sentito dire che la donna che tradisce il coniuge deve avere una A cucita sul vestito ed esposta al pubblico ludibrio lo farà agendo secondo coscienza. Non c’è lì Gesù che dice “Chi è senza peccato scagli la prima pietra…”.
Allora io non direi che l’Uomo deve agire secondo la sua percezione del bene e del male. Direi che ciascuno di noi deve agire nei riguardi dell’altro come vorrebbe che egli/ella agisse nei nostri (Ama il prossimo tuo come te stesso). Di fare le nostre scelte (non secondo la nostra coscienza perché essa è, come ho cercato di spiegare, relativa, in quanto legata al cammino familiare, sociale, culturale, religioso e filosofico che ciascuno di noi ha percorso) tenendo presenti valori umani e sociali condivisi quali: compassione, misericordia, tolleranza, rispetto. Sono questi i valori da usare quando dobbiamo valutare cosa è bene e cosa è male; tutte le religioni, dal Buddismo al Taoismo, dalle monoteiste quali Ebraismo, Cristianesimo e Islam a quella degli  Innuhit   etc.  , e i grandi pensatori atei li riconoscono peculiari all’essere umano.
 Parlare di agire secondo la propria coscienza potrebbe creare, lo ripeto, ambiguità:
Incontriamo, quotidianamente (!), persone egoiste, narcisiste e servili che sono convinte di agire bene, secondo coscienza, quando difendono i loro idoli o i loro interessi .Come non ricordare l’intervista ad uno di quei “maghi” della finanza che, dopo aver ridotto sul lastrico migliaia di famiglie in America e non solo, dichiarava, senza alcun rimorso  “business is business”
Abbiamo assistito ad atti di terrorismo compiuti da uomini che erano andati in chiesa prima di accendere una miccia che avrebbe tolto la vita a delle persone;
Abbiamo assistito alla morte di persone che, carichi di tritolo, seguendo la loro coscienza, sono morte uccidendo persone inermi;
Abbiamo visto eliminare milioni di persone da soldati che facevano il loro dovere e ritenevano di agire bene eseguendo gli ordini ricevuti: Hiroshima, Nagasaki, i lager, Tienhammen.
Non possiamo dimenticare le migliaia di persone condannate al rogo durante “la Santa Inquisizione” da prelati che giudicavano secondo coscienza.
Quel Mistero d’Amore chiamato Dio, per noi cristiani, si è manifestato e rivelato   compiutamente in Gesù, il Quale ci ha testimoniato l’infinita fiducia nell’amore e nella misericordia del Padre anche nel momento estremo della sua sofferenza. Noi non sappiamo come Egli, che conosce i più profondi segreti del nostro cuore ci giudicherà, ma sappiamo che è sempre pronto ad accoglierci con un abbraccio quando, dopo aver riconosciuto i nostri errori, ci pentiamo. Sono altrettanto certa, come Cristiana, che giudicherà tutti gli uomini col metro dell’amore dato. Il peccato forse non è nel non agire secondo coscienza ma nell’agire senza rispetto ed amore per l’altro da me chiunque egli sia, qualunque lingua parli, perché  “….quando avrete fatto questo a qualcuno di questi piccoli l’avrete fatto a me…”.
Se pensatori laici di tutte le razze e uomini di fede e religioni diverse, con umiltà e spirito di servizio aprono un Dialogo, senza la paura di perdere la propria identità culturale, e insieme percorrono questa Via, in cerca di  quella Verità che, non posseduta da alcuno in assoluto, si nasconde in quel grande mistero che è la Vita su questo piccolo insignificante pianeta a noi così caro , forse noi  tutti, Cristiani e non, riusciremo ad avere una coscienza comune di ciò che è bene e ciò che è male. Forse attraverso il Dialogo riusciremo a com-prendere che siamo tutti fratelli, ospiti temporanei di una stessa casa, fruitori delle stesse risorse, in  viaggio  verso  una comune, insostituibile meta .
 La ringrazio per la pazienza e l’attenzione che mi ha dato e Le auguro un Santo e Sereno Natale


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